Ricetta Pomì: 1 kg di pomodori padani e un pizzico di marketing

Dopo i polveroni di Enel e Barilla, anche la Pomì entra trionfante nella lista nera delle aziende da boicottare, per la rete, a seguito di una campagna promozionale che ha suscitato non poche polemiche.

Le rivelazioni del pentito Schiavone e il focus sulla “Terra dei fuochi” sono state notizie che hanno fanno tremare il mercato e la Pomì vuole rassicurare i clienti: il pomodoro viene coltivato in Emilia, in Lombardia, in Veneto e in Piemonte. Non in Campania.

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Forse all’improvviso i sogni leghisti diventano realtà? L’Italia è divisa tra buoni e cattivi, tra nord e sud, tra inquinati e non?

E cosa sappiamo della Pianura Padana? Misurate le polveri ultrasottili la Pianura Padana è la zona più inquinata d’Europa.

Cosa fareste voi per rassicurare i clienti?

Esistono modi diversi e magari più efficaci per differenziare i propri prodotti positivamente rispetto alla concorrenza. Un brand come Pomì avrebbe potuto valorizzare la sua storia, non associando qualità a posizione geografica. Avrebbe potuto valorizzare la cura che l’azienda ha nella selezione dei pomodori, per esempio.

Forse manca la comunicazione positiva in questa immagine: non c’è valorizzazione delle qualità ma un definire “confini”. Sarebbe stata apprezzabile una comunicazione più orientata verso il consumatore, maggiormente utile, che affrontasse il problema vero: “pomodoro sicuro/pomodoro non sicuro”.

Solo da lì? Contenti così!” è la risposta di un gruppo “filomeridionale” alla pubblicità della Pomì. Anche la politica non risparmia commenti. “Questo – dichiara l’assessore all’Agricoltura Daniela Nugnesnon è certo il momento di fare i furbetti sul mercato. Non è corretto farsi pubblicità su un disastro ambientale che dovrebbe diventare un caso nazionale e non un appiglio per ulteriori discriminazioni nei confronti del Mezzogiorno. Sebbene sia legittimo puntare sulla tracciabilità dei prodotti non si può giocare sulla pelle degli agricoltori campani, soprattutto alla luce dei risultati diffusi recentemente dall’Istituto superiore di Sanità che ha certificato la salubrità delle produzioni di un’area considerata a rischio, quale quella vasta di Giugliano“.

Dopo il grande caos i dirigenti dell’azienda Pomì chiariscono il loro punto di vista anche sui social network: ”I recenti scandali di carattere etico/ambientale stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica. Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore“.

Tra i vari messaggi e testi scritti sull’argomento sicuramente spicca l’iniziativa di Gino Sorbillo che ha affisso un cartello fuori dalla sua pizzeria con la scritta “In questo locale non si usa la salsa Padana”, accompagnato da una vera e propria pizza margherita decorata con la scritta, fatta di mozzarella, ‘No Pomì’

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http://www.treesessanta.com

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